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lunedì 19 settembre 2016

La sindrome dell'arto fantasma





Una cosa che mi ha sempre incuriosita è la "sindrome dell'arto fantasma".
Se non sapete cos'è ve lo spiega Wikipedia.
Comunque in parole poverissime si tratta della sensazione anomala di persistenza di un arto dopo la sua amputazione o dopo che questo sia diventato insensibile. Il soggetto affetto da questa patologia ne avverte la posizione, accusa spesso dolore, alle volte ne percepisce il movimento come se questo fosse ancora presente.


Il fatto curioso è sempre uno in queste bizzarre situazioni: la nostra mente.
Spesso sottovalutiamo quanto potente e allo stesso tempo pericolosa possa essere quella scatola grigia sotto corticale.
Così, anche gente "sana" spesso, malgrado la presenza di tutti e 4 gli arti può vivere una sensazione analoga, ma di altro genere fantasmagorico.
Sarà che il gusto dell'horror, del paranormale, dell'insensato ci attrae come poche specie a questo mondo.
Così lasciamo che la nostra mente crei cose inesistenti o si attacchi all'idea di cose non più esistenti fingendo siano reali. Costruiamo, insomma, degli schemi, che, alla stregua di quello corporeo, ci fanno vedere la realtà in un modo anche se la stessa è nevvero alterata.
Il fatto è che non è facile fare i conti con pensieri, emozioni, soprattutto quanto più vorremmo liberarcene. Figuratevi con i fantasmi!
La mente difficilmente accetta un cambiamento o si adatta ad esso. Anzi, agisce controcorrente cercando di opporvisi. Perché trovato un equilibrio, se questo vacilla, ricrearne uno nuovo costa troppa fatica. Per questo capita che quando qualcuno o qualcosa esce dalla nostra vita, la nostra mente continua a ricercarne la presenza. Attraverso i ricordi, si aggrappa, come un'ancora, a ciò che è stato, senza rendersi conto, che così facendo perde di vista tutto quello che un nuovo equilibrio sta o ha già creato. E si perdono di vista nuovi volti, nuove storie, nuove dinamiche, mentre ci si abbandona ad un falso dolore.
Non è facile lasciare andare il passato, ma non è ancor più brutto non vivere il presente, o viverlo da mutilati credendo di essere sani?
Che poi sani, nel senso stretto, non lo è nessuno.

In prima fila io, che stamattina credevo di aver recuperato la vista e non mi ero semplicemente accorta di aver dormito con le lentine. Ma questa è un'altra storia.

E' la storia di come, alle volte, anche io creda ai miracoli.

mercoledì 7 settembre 2016

E se il #Fertilityday diventasse il #fanculoday?


"...e poi arrivò il principe azzurro a salvarla. E vissero felici e contenti."

Così si concludono, più o meno, tutte le favole.
Così iniziano tutte le nostre aspettative irreali sugli uomini.
Siamo bambine a cui hanno inculcato l'idea malsana che abbiamo bisogno di un uomo che ci salvi dalle nostre insicurezze, dalle nostre giornate no, dai nostri pianti e dai nostri ormoni.
Siamo bambine a cui è stato detto che il lieto fine andava sognato accanto ad un principe che ci portasse in salvo dalle nostre paure, delle insidie dei nostri malumori, dal nostro essere dolcemente complicate.

Siamo bambine, cresciute, e ad oggi dobbiamo fare i conti con principi terrorizzati più di noi.
Loro se ne stanno nascosti dietro lo schermo di un cellulare, che usano malamente, goffi e gonfi di ego e di steroidi, alla ricerca di principesse da portare a cavallo una notte, per poi sparire dietro la paura di impegnarsi, dietro l'incapacità di amare, dietro il terrore di una relazione.
Così ci si incontra, ci si scontra all'interno di incontri avvelenati dal sesso facile.
E in un infinito tango di passi avanti e passi indietro, per mantenere l'equilibrio del non affezionarsi l'un l'altro, ci si dimentica di innamorarsi.
Perché è così che vanno le cose in questa favola moderna.
Siamo moderne Cenerentole di fronte alla Lorenzin, che messi i panni di fata madrina, ci ricorda di affrettarci a far figli, perché i rintocchi della nostra fertilità stanno raggiungendo la mezzanotte e l'incantesimo di una famiglia potrebbe esaurirsi.


Mi permetto di dire che questo ticchettio fin'ora non mi ha preoccupato, e credo non preoccupi nessuna donna che, come me, sta sui trenta, con un lavoro precario e una sfilza di relazioni inesistenti con uomini, il cui unico impegno inesorabile pare essere quello giornaliero, in palestra, con un bilanciere.

Ringrazio sentitamente il governo che si preoccupa della mia fertilità, lo ringrazio per l'incoraggiamento, ma mi sento di ricordare alla Lorenzin che, senza un uomo accanto fare figli risulta alquanto improbabile, non impossibile, certo, ma nella mia favola non c'è alcuna principessa madre single.
Senza un lavoro poi, che stiamo a fare? Due cuori, una capanna e un bambino morto di fame?
Chè io ho una laurea, un'abilitazione e lavoro tre giorni si e un mese no.
Cara ministra, piuttosto che promuovere un perentorio #Fertilityday non sarebbe meglio favorire un #Jobday all day?
Un no alla disoccupazione giovanile, magari.
Una proposta di legge che agevoli l'entrata nel mondo del lavoro prima degli ottant'anni?
Chè il #Babyday magari arriva in modo naturale.
Nell'attesa, il #Fanculo day mi sembra il più appropriato.




 .

lunedì 18 luglio 2016

Pokèmon No



Ma che ne sapeva Proust, che il tempo perduto era la sua più grande agonia e la ricerca dello stesso una melanconica sofferenza!

Che ne sapeva Leopardi, che oltre la siepe cercava l'infinito e sprofondava dolce nell'immensità dei suoi pensieri.

Cosa ne poteva sapere Dante, che attraversò inferno e purgatorio per ritrovar la retta via e in paradiso "l'amor che move il sole e l'altre stelle".

Chissà che ne sapeva Omero, che "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".

Ma, soprattutto, senza farla troppo aulica e perversamente letterata, che ne posso saper io, che i Pokèmon nemmeno li conosco, io che sono di una generazione altra, quella dei cartoni animati deprimenti e incestuosi, degli orfani, delle matrigne, della polverina sintetica che metteva tanta allegria a Pollon e delle magie di Johnny, (chissà quali erano poi). Il cartone più moderno a cui ho prestato visione è stato Sailor moon, che il potere di luna però già lo trovavo incomprensibile, figuratevi le 7 sfere dei draghi di Goku.
I Pokèmon invece non li ho proprio mai tollerati, e adesso me li ritrovo ovunque, insieme ad una massa di decerebrati che, al passo di the walking dead, pattugliano le strade delle città di tutto il mondo per catturarli.
Per chi non sapesse di cosa parlo o trovasse, al solito, psicotico il mio scrivere, vi riassumo il fatto in breve: Pokèmon GO è un videogioco che ha lobotomizzato le menti della maggior parte della popolazione, costringendola a vagare, con telefono alla mano, alla ricerca di esseri immaginari.
Vi sembra che la mia descrizione sia troppo severa? Allora leggete qui.

Il punto è che i cartoni animati di vecchia generazione hanno fatto di me una squallida romantica. Consentitemi il termine, ma oramai è talmente desueto e anacronistico, da aver perso un bel po' di valore.

Quindi, per quanto, dietro quei cartoni, censurati a noi occidentali, si nascondessero le perverse inclinazioni dei protagonisti, quello che veniva filtrato da queste parti era una realtà fatta di sofferenze, pene d'amore, relazioni improbabili e poteri magici. Eh??
Bene, ecco spiegato il perché sono cresciuta a pane e aspettative irreali.
Eppure, malgrado l'utopica realtà di quelle anime manga, mai mi sarei aspettata di vedere giovani 30enni inseguire i Pokèmon.


Dunque, dichiaro soppiantata la ricerca di ogni altra cosa, fossero anche quelle gioie di cui tutti parlano ma che nessuno ha, in realtà, mai incontrato.


E', invece, agguerritissima la ricerca di Blastoise, Venusaur, Charizard e Pikatchu.

Tanto che la situazione sembra essere sfuggita di mano.
Ho letto di un uomo che in Florida pare abbai sparato a due ragazzini che cercavano Pokèmon nei pressi di casa sua. Una folla di gente si è riversata in Central Park per accaparrarsi Vaporeon. E una trafficatissima strada americana è stata bloccata dai giocatori che, tra le auto, cercavano sempre loro: i Pokèmon.


Ora, calmiamoci tutti, non vi sembra che si stia esagerando?

Non mi stupirei davvero di vedere la gente arrampicarsi sui tetti, e non di certo per raggiungere una moderna Giulietta. No cari, se qualcuno deciderà di arrampicarsi sul vostro balcone non sarà per amore ma per un Pokèmon.

Se qualcuno vi correrà incontro con sorriso spianato non sarà per il piacere di avervi incontrato, ma per un Pokèmon.

Se qualcuno vi guarderà ad un tratto per strada con sguardo intenso, non illudetevi di averlo folgorato, ma spostatevi, dietro di voi probabilmente c'è un Pokèmon.

Perché purtroppo ci siamo rincoglioniti tutti, persino io che ho scaricato questa applicazione e come volevasi dimostrare: pokèmon 1, goie zero.

Ma io non mi arrendo e alla certezza di un Pokèmon immaginario continuo a preferire la ricerca utopica e altrettanto irreale di quella gioia che, chissà, prima o poi, si farà trovare.














lunedì 11 luglio 2016

Caro Inconscio, io scrivo.



"L'unico tiranno che accetto è la voce silenziosa dentro di me."


A detta dei sogni fatti stanotte, la mia è una voce parecchio tirannica.
Ho fatto due conti e il mio inconscio, oramai, credo non mi tolleri più. A cadenze mensili prova a ribadirmi, in tutti i modi, che la nostra relazione è arrivata ad un punto di non ritorno e ha ben pensato di stabilire delle regole per tentare di farla funzionare, ancora per un po', insomma, almeno finchè morte non ci separi. Anche perché non credo che il mio sia un inconscio "new age". Lo faccio più tradizionalista di quanto non sembri, perciò, a meno che questa storia delle reincarnazioni non sia vera, ma vera sul serio, la nostra liaison avrà un termine, quello del mio corpo. 


Insomma, sempre lì a dilungarmi in chiacchere! Ma che posso farci. Il mio silenzio stampa è un silenzio apparente. In realtà il mio cervello cammina sempre, anzi, corre sempre e, anche se non vi scrivo qui tutti i giorni, quei torbidi pensieri che partorisce ora dopo ora, si accumulano in modo seriale e ossessivo. Così, una volta rimesse le mani sulla tastiera, il flusso di minchiate pensieri alla Joyce si accavalla come una mareggiata tzuamica.


Tornando alla citazione di cui sopra direi che Ghandi la sapeva lunga e io non posso che prendere a prestito le sue parole più che mai oggi.

Oggi che ho un inconscio da ascoltare. E sapete quanto costa ascoltarlo? Sarebbe meglio sopprimerlo, ma comincerei a delirare, probabilmente. Ah, credevate lo stessi già facendo? Burloni!

Lo so che parlare di inconscio non è cosa facile, specie per i più che tra di voi non hanno navigato le complesse acque della psicologia come me. Naturalmente non è mia intenzione sottoporvi ad alcuna lezione al riguardo, anche perché, chi sono io per ammorbarvi su quell'intricatissimo mondo sepolto, fatto di rimozioni, pulsioni, angoscianti eventi emotivi e chi più ne ha più ne metta, che fanno da substrato alla vostra apparente vita nevroticamente felice?

Beh, sarei una psicologa, ed è per questo che vi risponderò con un'altra domanda.
Avete mai provato ad ascoltarvi davvero? Avete mai provato a immergervi nei substrati della vostra mente. dei vostri ricordi, delle vostre emozioni per capirne un po' di più? Di cosa? Di voi stessi. 
Eh. Lo so. Il più delle volte si scappa a gambe levate. Urlando anche. 
Si si. A volte la corsa finisce in un bicchiere di vino, in un comportamento alterato, in un pensiero fisso e ossessivo.
Beh, sapete che da soli non è certo facile raggiungere il traguardo. Per questo esistono dei Coaches, figure professionali adeguate, ovvero psicologi e psicoterapeuti. 
Presente! Eccomi!
Bene. Anzi Male! Perché la situazione si complica quando a correre è una psicologa, che vorrebbe fare tutto da sé. 

Non voglio certo peccare di presunzione, benchè mai dipingermi come la nuova psycho di questo millennio, ma, se mi seguite e mi avete letta negli ultimi anni, saprete che la mia non è una testolina facile, solo solo perché per esprimervi un concetto banale, utilizzo una quantità di parole tali da fare giri immensi e poi tornare ( grazie Venditti!) senza aver detto praticamente nulla. 
Ma ditelo che mi adorate lo stesso!

Tornando a questo maledettissimo fardello psichico che mi ritrovo, il fatto è uno e palese: 
h.5.00 di questa mattina, sonno interrotto e mai più ripreso. 
La colpa la darò per metà al caldo infernale percepito all'interno della mia stanza e per metà a sogni intricatissimi, complessità "da 100 a Inception", che a pensarci bene, caro Freud, Christopher Nolan batte la tua teoria dei sogni uno a zero, palla al centro per Di Caprio.

A questo punto vi chiederete il senso di questo post.

Apparentemente nessuno. 
E' stato un sogno? 
Vi sentite angosciati tanto quanto me all'alba di questa mattina? Non credo. O meglio vi auguro di no, altrimenti avreste già bevuto 4 caffè, ripensato agli ultimi anni della vostra vita, avreste pianto, mangiato un gelato, ( vabbè, caxxo, dovevo pranzare!) chiamato a raccolta i mostri nella vostra testa e, dopo averli ammoniti, uno ad uno, avreste pensato bene di comunicarlo sul blog quanto siete psicopatici/che.

Poi pero' vi sareste sentiti/e meglio. 
Perché scrivere per me è fare ordine. E fare ordine rimette al posto giusto le cose. Anche i mostri.


giovedì 14 aprile 2016

6 Tinderman?

Carissimi! 
Eccomi in ginocchio, sui carboni ardenti, a chiedervi pietà e perdono per questa lunghissima assenza.
Ho notato che, nel frattempo, qualcuno si è defilato/defollowato credendo che fossi andata via per sempre. 
Ho qualche vago sospetto che si tratti di un qualche esemplare di sesso maschile. 
Eccola là, direte voi, non fa in tempo a tornare che già spara a zero su quei poveri spermatozoi con l'handicap del genere maschile. 
Eh si. Che vi posso dire, qui mai una gioia maschia che mi faccia ricredere su questi luoghi comuni chiamati uomini.
Che poi, le perverse pazze siamo noi. 
Si, ma si! Siamo noi le materialiste, quelle senza scrupoli, le dominatrici, le oramai aride e senza sentimento. Così dicono.
Chi? 
Gli uomini ovviamente. 
No. Non sono impazzita. Ho solo scaricato Tinder.
Vai con le reazioni:
-Risate e applausi
-Risate e/o applausi
-Applausi
-Defollow

Non starò qui a giustificarvi questa cosa, nascondendomi dietro un'ipocrita "Ce l'hanno tutti." 
E nemmeno dietro un "Ero curiosa di...".
Macchè! L'ho fatto intenzionalmente, con la voglia di attraccare. 
Il problema è che, anche sul virtuale, l'uomo non si smentisce mai.
Potevo non condividere con voi questi non rari esemplari?
Di seguito ecco a voi i Tindermen divisi per tipologie:


Tipo 1. 
Il disinteressato
Quello che: "Ciao baby, non mi interessa chi sei, cosa fai, ma se me la dai, poi, amici come prima."

Tipo 2.
L'introverso
Quello che ti manda un timido "ciao..." aspettando che sia tu a fare tutto il resto, anche a scrivere per lui.

Tipo 3.
Il sospettoso
Quello che, prima di iniziare una qualunque conversazione, "Inviami la tua mappa cromosomica, perchè se sei un trevestito poi mi incazzo!" 
O ma ti pare io somigli ad un travestito?

Tipo 4.
Il fotogenico
Quello che in foto Carlo Cracco, di presenza Carletto il principe dei mostri.

Tipo 5.
L'uomo invisibile
Quello che: chattiamo h24, ma "Non ho tempo per un caffè."

Tipo 6.
Il romantico bipolare
Quello che :"Tinder? Che cosa squallida! Io voglio innamorarmi tra gli scaffali di un supermercato. 
Una fidanzata? No, io solo scopa amiche."

Non lo so. Ditemi voi. 
Troviamo il gap che si cela dietro questi misteriosi ominidi.

Il virtuale ha definitivamente demolito quel barlume di speranza che riponevamo tutte nel prosieguo della specie? 
Hanno fatto tutto da soli gli uomini? 
Siamo state loro complici castrandone gli istinti primordiali?
L'eccesso di testosterone assunto per via orale ha gonfiato anche i cervelli?
O è tutta colpa di quell'infima maiunagioia che ci perseguita?
Ai posteri (se mai ci saranno) l'ardua sentenza.
Ciao cuori!


lunedì 22 febbraio 2016

Quando scegli quello sbagliato





Alcuni uomini sono come una scatola di cioccolatini...quando stai a dieta!
Sei tentata, ma consapevole di far danno.
Presa da un attimo di debolezza ti concedi quelle calorie in più. Ma poi scopri che, tra tutti, hai preso quello bello fuori e insulso dentro e, niente, la dieta è andata a puttane per quello sbagliato.
E ti ritrovi con quel gusto strano sul palato misto al cioccolato e al senso di colpa, per quell' eccesso di entusiasmo, per quel desiderio soddisfatto e insoddisfatto che ha messo in standby tutte le belle promesse che ti eri fatta: 
"Non cadrò più in tentazione"
"Non lascerò più che siano le emozioni a gestire le mie azioni"
"Farò mente locale degli errori e dei cazzoni passati prima di buttarmi tra le braccia del prossimo bacio perugina"

Ma come si fa?
Quando si tratta di relazioni come si fa a mettere da parte la pancia e dare voce alla testa?
Sono fatta così non ho mai amato i calcoli, i ragionamenti sul giusto o sbagliato. Ho sempre odiato la matematica, trovando inutili le pianificazioni. Non sono capace di contare le mie azioni, tradurle in schemi predefiniti, in equazioni lineari. La testa va altrove e, ai numeri, ho preferito, sempre, la pancia, i battiti e tutto ciò che non è numerabile.
Per questo davanti al sesso opposto non do spazio ai pro e ai contro. Non scannerizzo i comportamenti e non analizzo al microscopio ogni detto o non detto. Mi lascio andare a quello che succede, mentre molti si soffermerebbero su ciò che al condizionale potrebbe essere,o peggio, su ciò che nel futuro succederà. A me non importa, quando sto bene con qualcuno lascio che le cose accadano senza pensarci e forse è lì che si nascondono le falle. Vorrei poter cambiare questo modus operandi. Ma non sarei io. Non potrei essere altrimenti. E alla fine è questo che mi frega. Mi fido troppo delle persone. Dei sorrisi, delle parole. Delle mie sensazioni. Purtroppo sono sempre in esubero rispetto ai fatti, così capita che mi ritrovo ad ingozzarmi di emozioni e a smaltire svariati mal di pancia e indigestioni di zuccheri aggiunti.
Ma non ho mai amato nemmeno le diete. Preferisco smaltire in palestra o scappare da quella cioccolata prima che si depositi come accumuli di grasso sui fianchi. O peggio ancora sul cuore.
Non sempre mi riesce, il più delle volte colleziono sconfitte travestite da cazzoni. Ma è così che va la vita, siamo donne nel perenne equilibrio precario tra la voglia di Nutella e i lunedì fatti di diete che non iniziano mai. Siamo così, con quel languorino che gli infiniti "Ambrogio" della nostra vita non soddisfano mai. Siamo alla ricerca di quell'ultimo Mon cherie che ci viene rubato sul più bello.
Siamo bambine che cercano il kinder con la sorpresa da collezionare. Ma finiamo sempre per collezionare cazzoni da montare e a cui non riusciamo a far combaciare i pezzi, perché non siamo certo dotate di capacità ingegneristiche. Noi prendiamo un uomo, lo smontiamo delle sue parti difettose, mettiamo insieme quello che ci piace di più e come, il dottor Frankenstein, ci innamoriamo delle nostre creature mostruose,perdendo di vista il fatto che non saranno mai reali. Perdendo di vista quell'unico fatto che a scriverlo si chiama uomo ideale, a leggerlo invece utopia.









venerdì 25 settembre 2015

Divagazioni post estate





L'estate, dopo averci soffocato abbastanza, tanto ce la siamo tirata e "sentita addosso", si prepara a tornarsene nella confort zone che ognuno riserva nella sua mente, lasciandoci tristi e ingrigiti fare spazio al trambusto, allo stress e agli sbalzi termici invernali.
In questi mesi trascorsi sono successe diverse cose, più o meno interessanti, ma niente paragonabile alle rivoluzioni concettuali che si sono consumate negli ultimi giorni, riguardo alle dichiarazioni di una povera ragazza di 18 anni( nota bene) appena eletta Miss (nota benissimo) dal q.i. imbarazzante (nota, sottolinea ed evidenzia in giallo). 
Insomma, me ne vado in vacanza e le donne mi cambiano, così, sotto il naso, senza avvisare. Dall'utopistica ambizione della pace nel mondo, si catapultano su una Delorean con la folle ambizione di viaggiare indietro nel tempo.
Mi bastonerei sulle gengive per non averci pensato prima! Stupida donna che non sono altro! 
L'avessero chiesto a me, di scegliere un'epoca storica e farci un salto, avrei sicuramente optato per i meravigliosi anni '30, mi sarei infilata in un lampo dentro un abito di lustrini e avrei ballato il Charleston tutta la notte, facendo saltare i miei numerosi giri di perle, fino alle orecchie.
Scusate, sono entrata troppo nella parte. 
Spirito decerebrato della nuova Miss Italia esci da questo corpo!

Comunque, sono tornata!
E' stata una raggiante estate, non fosse altro per tutto il mare di cui mi sono riempita occhi e cuore, giusto per farne scorta, come si fa con la Nutella, in vista di ingenti quote di ansia e inverno, che , insieme, fanno il mix perfetto per dichiarare guerra all'umore e farlo precipitare rovinosamente in picchiata. 
A proposito di cose che si schiantano al suolo, avete per caso sentito l'ennesima notizia sull'ennesimo asteroide che, tra il 22 e il 28 del corrente mese, dovrebbe colpire la terra e porre fine a questa inutile agonia chiamata umanità? Siamo ancora in tempo per darci alla pazza ggggiuoia e fare tutto ciò che non abbiamo mai fatto prima di lasciare questa terra. 
Visto che pare che un asteroide minacci la terra a mesi alterni, comincio a pensare che questa sia la trovata di Dio per mettere pepe alle sue giornate annoiate dai cervelli avariati che popolano oramai questo pianeta.
Me lo immagino guardarci da lassù e deriderci tutti, mentre diamo sfogo ai nostri istinti e liberiamo quei 4 neuroni che ci restano per farli sgranchire, prima che esauriscano quella carica scadente di trasmissioni nervose che gli restano.
Indi per cui compare ogni tanto una Miss, un Renzi, o ancora, ritorni, minaccioso, più dell'asteroide stesso, il grande fratello.
Mi pare di aver divagato abbastanza prima di sopraggiungere al reale oggetto di interesse di questo post: la mia singletudine e gli uomini/cazzoni che vi girano intorno.
Segue diapositiva.

Uomini: 0                                            Cazzoni: esponenziale infinito


Motivo per cui passerò direttamente al racconto di un aneddoto capitatomi qualche tempo fa e che trovo esemplare a spiegare la probabilità che ho calcolato riguardo la speranza che lì fuori si nasconda ancora qualche ultimo esemplare di Homo sapiens.

Orario imprecisato di un giorno qualunque.
Interno di una qualsiasi profumeria, di un qualsiasi centro commerciale.
Sono lì, tranquilla, che guardo tra gli scaffali le ultime novità in fatto di eau de parfume. 
Improvvisamente sento una voce maschile domandarmi: "Avrebbe voglia di provare l'Homme ideal"?
Mi volto esterrefatta da quella curiosa ma affascinante richiesta, e datomi il tempo di capire, mi trovo di fronte ad un uomo che, con in mano una boccetta di profumo, sta per vaporizzarmi sul polso il nuovo di Guerlain, il cui nome è proprio "Homme ideal".
Eccolo lì, davanti a me un uomo che rappresenta, in un colpo solo, tutto ciò che ha collezionato la maggior parte degli uomini incontrati: un venditore di profumo = grandi sorrisi, tante parole, si dissolve nell'aria dopo pochi minuti.
Ed è lì che mi si è palesata una grande verità: l'uomo ideale è una leggenda! 
L'ideale, che cerchiamo e a cui tendiamo, sta troppo nelle nostre teste e poco a spasso per le nostre strade, per questo è così difficile scontrarci con lui. 
Tutti sembrano averlo capito, tutti, persino il signor Guerlain, che il concetto di uomo ideale è talmente effimero da essere come un eau de toilette, che una volta vaporizzato nell'etere, scomparirà dopo poche ore, come una visione, come un sogno, come una presa per i fondelli, lasciando me e quelle come me, che ancora lo stanno cercando, con un fastidioso prurito al naso. 

P.s. Per la scannerizzazione dei cazzoni esponenziali di cui sopra avremo tutto l'inverno per parlane ampiamente, per adesso sgranchisco le dita arrugginite sulla tastiera, faccio ordine ai pensieri e all'armadio in attesa che "settembre ci porti una strana felicità", ricordandogli che siamo già al 25 del mese ed io per adesso scongiuro solo che non sia l'asteroide di cui tutti parlano.
Buone cose!




martedì 30 giugno 2015

I qua-qua-bla-bla-raquà







Leonardo Sciacia, riferendosi all'intera umanità, distingueva tra ominicchi, mezzi uomini e quaquaraquá.
Io restringerò il campo, ad un solo genere, al solito genere, quello maschile, per dirvi che se ci si fermasse ai mezz'uomini, che sono uomini non ancora consapevoli, quelli che, potrebbero essere uomini veri, solo se si impegnassero di più, saremmo a cavallo, e invece, si scende ancora più in basso.
E più in basso ci sono i quaqua-bla-bla-raquà.
Io li chiamo così, gli uomini pieni di sè. Quelli che vantano se stessi continuamente, che si riempiono di parole senza dar prova nei fatti. Sono quelli che "Ti prendo e ti porto via" e invece scopri essere solo " Ti prendo e ti lascio sulla via".
Sono i vigliacchi, quelli che Mina canzonava attribuendogli solo "parole, parole, parole", perché ai fatti non reggono, ai fatti preferiscono le menzogne, i giri di parole e la loro vanità.
Questi ominicchi ti portano a letto per poi esporti come un trofeo, usandoti come scudo per le loro insicurezze. Loro che si gonfiano, come palloni pieni di Ego, per mascherare l'autostima vacillante
Sono questi uomini, insignificanti, a renderci mezze donne.
Un ominicchio ci tramuta in donnette, con il suo atteggiamento sfuggente e allo stesso tempo invadente.
Godendo nel vederci prese, perse totalmente e disponibili ai loro capricci.
Perdere il nostro amor proprio per uomini del genere è quanto di più stupido possiamo fare, perché tornare indietro è difficile, una volta che ci siamo esposte, che gli abbiamo dato prova del nostro interesse. Soprattutto una volta che gliel'abbiamo data.
E anche lì, non senza difficoltà. I quaqua-bla-bla-raquà, infatti, sono grandi seduttori e amatori fino a quando non si trovano a confrontarsi con un preservativo. Qui cadono, come Superman davanti alla kriptonite.
Un momento prima stanno lì a farci credere a parole di non vedere l'ora di rivoltarci come un calzino, farci provare 50 orgasmi senza sfumature e poi, una volta messe a 90 non vanno avanti se non gli concedi pure la nuda proprietà del tuo anfratto senza condom.
E tu che non ci pensi nemmeno a ricevere orgasmi accompagnati da candide, gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili di ogni sorta, ti senti quasi colpevole per esserti negata e aver fatto la "schizzinosa".
Colpevole di aver negato il piacere alla tua povera vagina ansimante. Delusa e insoddisfatta finirai per arrenderti al fatto che un incontro pieno di aspettative si sia rivelato solo un grande bluff.
Ma la delusione non basta a slegarci da questo legame malato. Non basta convincersi che la prossima volta andrà meglio. Dirsi a più riprese che hanno interesse per noi solo nella misura in cui serviamo allo scopo di renderli invincibili e sicuri.
Questo perché, c'è la possibilità che un ominicchio del genere, alla fine ti abbia, non si sa come, fatto perdere la testa. E consapevole che sei partita per una missione kamikaze, cerchi risposte ai suoi comportamenti, al suo essere scostante. Ma nemmeno Paolo Fox può darti man forte e continua a ripeterti, oroscopo dopo oroscopo, che devi lasciar perdere, che stai per fare una cazzata.
Nel frattempo lui non cambia, continua a trattarti male, farti ingelosire, respingerti, per il puro piacere di sentirsi forte e desiderato. Continua a provocarti, stuzzicando la tua voglia, a intermittenza. Ma a negarsi, ancora. E ancora.
Care donne, ridotte a donnette, proclamiamo la giornata della resurrezione del nostro amor proprio.
In fondo cosa stiamo elemosinando? Cosa stiamo cercando da chi non è capace nemmeno di essere uomo sotto le lenzuola.
Impariamo a dire "Basta!", anche se vorremmo dire "Subito!".
Impariamo dagli errori. E al prossimo quaqua-bla-bla-raquà, impariamo a chiederci se sul serio ne valga la pena. Per una scopata che ha un unico orgasmo, quello che diamo a lui, nel momento in cui, davanti alle sue parole, parole, parole, mettiamo a 90 persino la nostra intelligenza.









sabato 20 giugno 2015

Lo stai facendo nel modo sbagliato


Dopo gli ultimi post di invettiva contro uomini pigri, svogliati, disinteressati, egocentrati, mi ero ben decisa a spezzare una lancia in loro favore, cercando di giustificarne l'evoluzione da cacciatore a preda di donne fin troppo procaci, aggressive, mentalmente mascoline e androgine.
Insomma, volevo salvare quei quattro esemplari di uomini, ancora superstiti, a fronte di donne troppo disinvolte, ma, ancora una volta, voi uomini mi regalate del materiale che non posso non utilizzare per sottolineare, ancora una volta, che, spiacente per voi, non ci sapete fare.
Oggi però non colpevolizzerò il vostro comportamento post coito, di quello credo di averne già spesso delineato il più sano egoismo, né tantomeno mi soffermerò sul vostro mancato spirito d'iniziativa, che ci ha condotte pian piano a prendere noi le redini del "discorso". Anche se su questo ultimo punto potrei dire che la zappa sui piedi ce la siamo tirata da sole, nel momento in cui ci siamo prese tanto di coraggio da sostituirvi proprio nell'arte del corteggiamento, salvo poi lamentracene. Il fatto è che oramai rispondere alla domanda chi ha cambiato chi è un po' come perdersi sulla domanda "è nato prima l'uovo o la gallina"?
Galline oramai ce ne sono fin troppe, e i galli, che una volta facevano da bandiera testosteronica del genere hanno lasciato il posto a tutt'altro genere di uomini : i polipi dai tentacoli liberi, quelli che credono che l'approccio accompagnato da soffocanti richieste e imbarazzanti pressioni digito-mentali sia quello vincente per portarsi a casa una donna.
Errore.
Enorme.
Quello che ad oggi vi manca è un sano modus operandi.
Tralasciando il corteggiamento, oramai legato, parrebbe, solo al genere animale, è nell'approccio iniziale che voi uomini non sapete che pesci pigliare.
Cominciamo dal modo in cui cercate di attrarre la nostra attenzione.
Avete mai pensato che, piuttosto che fischiare, starnazzare, lanciare un "au bedda", basterebbe semplicemente giocare di sguardi? No, non parlo chiaramente degli sguardi a cui state pensando, quelli alla Fantozzi, dove emerge chiaramente l'interesse solo sessuale. Parlo di un guardare intensamente una donna e farle capire che: "Ti ho puntata baby, ma per adesso me la tiro un po'".
E invece no, voi partite all'assalto, e assecondando il groviglio di  ormoni che vi incitano con cori da stadio, tralasciate quel singolo  neurone che dall'altro lato vi sta urlando di darvi un tono, asciugarvi la bava e trattenervi dal sembrare l'imitazione del maniaco degli autobus.
Insomma sarò forse troppo cattiva, a tratti presuntuosa, ma mi sta davvero a cuore farvi capire che così non si può andare avanti. Ve lo possono anche confermare le mie amiche che, una cena a base di sushi al Caparena o la richiesta di un bacio, fino allo sfinimento, non fa uomo, non garantisce una scopata, anzi, ci porta solo a scappare di gran corsa, mettendoci a distanza di sicurezza da voi e dalle vostre pessime capacità amatoriali.
Ma voi siete così, poco inclini a capire che una donna vuole essere desiderata,  che il vostro desiderio vuole annusarlo nell'aria e non sentirlo dal vostro alito o peggio dai vostri pantaloni ancor prima di sapere il nostro nome.
Mostrateci dell'interesse, siate furbi, prima di sapere se portiamo o meno le mutande, indagate cosa ci piace fare, se abbiamo un cane un gatto, un cervello, magari.
Fateci capire quantomeno che ce lo avete voi.
Sorridete, ammiccate, ma non toccateci i polpacci con la scusa di scoprire quanti anni abbiamo. Oltretutto senza alcuna correlazione sensata. Smettetela di fare allusioni sessuali prima ancora di averci offerto da bere.
Ma soprattutto è vero che vi abbiamo un po' destabilizzato sulla storia che un no equivale ad un forse, ed un forse ad un si. insomma amiamo tirarcela un po', ma vi garantisco che 100 no non si trasformeranno mai nemmeno lontananente in un forse, figuratevi in un si.
Comunque uomini io vi voglio bene e lo dico per voi, non provate a lanciarvi  subito dentro le nostre mutande, che vi finisce come don Chisciotte contro i mulini a vento, fatevi un giro largo, andate più a nord e passate dal cervello. Che non si sa mai troviate una scorciatoia. Ma soprattutto non chiedeteci di farvi un selfie insieme come ricordo della vostra improbabile conquista perché non è detto che noi non lo useremo contro di voi. 



giovedì 18 giugno 2015

Principi moderni


 


Vivian: -Tu dimmi, quando succede?


-Quando?


-A chi è andata bene?






Kit: -Mmm... fammi pensare..


-A quella gran culo di Cenerentola!



Chi non ricorda questo famoso scambio di battute tratto dal celeberrimo film Pretty Woman?
Sarete d'accordo con Kit nel pensare che effettivamente Cenerentola abbia avuto un gran culo. Che alla fine lei abbia trovato il suo principe e che lui si sia fatto in 4 per lei.



Beh. In realtà non è che sia andata proprio così.



Vero è che il poveretto invaghitosi della bella Cenerella abbia deciso di cercarla in lungo e largo per il regno, ma è pur vero che non venendo meno a nessun altro maschio che si rispetti, non si sia nemmeno preso la briga di prendere lui scarpetta alla mano e confrontarsi con tutti i piedi del regno.
Se vi ricordate bene, lui compare giusto alla fine, dentro la carrozza, quando tutta la fatica è stata fatta e il matrimonio celebrato.
Ancora una volta è Cenerentola che se la deve vedere con le sue antagoniste racchie, con la sfiga infinita che la perseguita, fino alla fine, fino al momento in cui, manco lo avesse previsto, tira fuori la seconda scarpetta, in sostituzione di quella finita in frantumi sul pavimento, per colpa della brutta e invidiosa matrigna.



E il principe?



Beh, lui è come sempre a casa in ciabatte ad aspettare che la sua donna faccia tutto il resto.

Ma sapete, non me la sento di criticarlo.

Almeno lui ha indetto un bando di ricerca, malgrado abbia dato l'ingrato compito al povero lacchè.

Effettivamente a quante di noi è capitato di essere cercata, non dico per tutto il regno, ma almeno nel quartiere, avendo come riferimento, non dico un'improbabile scarpetta di cristallo, ma addirittura un numero civico?
Il principe ha avuto coraggio, determinazione, inventiva. Cosa che non si può dire degli uomini della nostra realtà. Loro hanno numero di telefono, facebook, indirizzo, gruppo sanguigno e a stento fanno partire un trillo dal loro telefono.

I moderni principi li trovi in fila al bagno in discoteca, gonfiarsi i pettorali e chiederti silenziosamente un fazzoletto e, infine, bloccarsi allo specchio più tempo di te che ancora guardi esterrefatta la sua metamorfosi da principe a Cenerentola prima ancora dello scoccare della mezzanotte.
I moderni principi appaiono e scompaiono tra la folla di una pista da ballo, come la Madonna a Medjougorie.
I moderni principi, hanno sopracciglia ad ali di gabbiano e capelli più lucenti dei tuoi.
I moderni principi ti danno per scontata, sapendo che all'ultimo rintocco del giorno tu sarai sempre lì ad aspettarli.
I moderni principi non hanno bisogno di scandagliare il regno per cercarti, perché sanno già che sarai tu a farlo il giorno dopo.
I moderni principi hanno perso il piacere della conquista, perché siamo noi oramai a doverli conquistare.
I moderni principi ci lasciano sulle scale con due piedi una scarpa guardandoli andar via di schiena.
I moderni principi non sono nemmeno lontanamente simili a Richard Gere.


Non ti salvano e non vogliono essere salvati.


I moderni principi non esistono.


I moderni principi non sono uomini.


I moderni principi siamo noi, ex principesse alla ricerca della favola.


 
 



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